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LOVERE – LA NECROPOLI DI ETA’ ROMANA DI VIA MARTINOLI

LOVERE - LA NECROPOLI DI ETA' ROMANA DI VIA MARTINOLI

Nell’ambito del territorio bergamasco Lovere si trova in una posizione geografica strategica; situata all’imbocco della Valle Camonica e centro di confluenza di più strade di comunicazione che provengono da Bergamo e da Brescia, ponte tra il fiume Oglio e il lago d’Iseo, ha sbocchi, con il corso del fiume, anche nella pianura padana.

In epoca preistorica Lovere apparteneva alla civiltà dei Camuni, a tutt’oggi ancora di origine incerta. Nel 16 a.C. essi vennero sottomessi in seguito alla decisione di Augusto di consolidare il confine settentrionale dell’impero romano attraverso una campagna di sottomissione condotta dal console Publio Silio Nerva contro i Reti.

Dopo la conquista romana i Camuni furono posti in una condizione di semi-sudditanza tramite la pratica dell’adtributio, che permetteva loro di mantenere una propria costituzione tribale mentre la città dominante della zona, in questo caso Brixia, diveniva centro amministrativo, giurisdizionale e fiscale. In seguito ottennero la cittadinanza romana e in età Flavia furono ascritti alla tribù Quirina, anche se mantennero una certa autonomia amministrativa, come suggerito dalla citazione in alcune iscrizioni di una Res Publica Camunnorum.

La romanizzazione procedette a partire da Civitas Camunnorum (Cividate Camuno), città fondata dai Romani attorno al 23 d.C. e a partire dal I secolo i Camuni risultano già stabilmente inseriti nelle strutture politico-sociali romane.

A Lovere probabilmente si sviluppò un nucleo abitativo in un’area corrispondente all’attuale centro abitato, anche se al momento sono scarse le testimonianze archeologiche che lo confermano. Si ipotizza si trattasse di un piccolo villaggio, tipico del popolamento sparso per stanziamenti rurali o piccoli agglomerati che caratterizzava il vasto territorio della Val Camonica.

Grazie al rinvenimento, in via Martinoli, di numerose sepolture che coprono l’intero arco cronologico compreso tra il I e il IV sec. d.C., si può affermare che l’insediamento ha avuto continuità di vita almeno fino al IV sec. d.C. e che, nel corso del tempo, ha progressivamente acquisito i costumi della cultura romana.
Osservando i corredi delle tombe loveresi si può dedurre che la maggior parte della popolazione appartenesse ad un ceto medio anche se i pochi corredi che spiccano per la particolare ricchezza attestano la presenza, anche se in forma minore, di un ceto più facoltoso.

I primi ritrovamenti sepolcrali risalgono al 1818-1819, quando furono rinvenute due inumazioni in cassa laterizia, una sola delle quali contenente ossa e corredo, nello stessa zona dove vennero fatti ulteriori rinvenimenti nel 1847, quando fu condotto uno scavo occasionale in seguito alla rottura dell’acquedotto nell’area di fronte a Palazzo Bazzini, dietro il convento delle monache di Santa Chiara. Nel 1907, consistenti trasformazioni urbanistiche, con la costruzione del nuovo ospedale e del tracciato ferroviario Lovere – Cividate, comportarono un abbassamento e un allargamento della strada, che mise in luce numerose e ricche tombe. Nell’aprile del 1929 altri rinvenimenti furono effettuati durante la sistemazione del piazzale antistante l’ospedale. Nel 1957, in seguito a vari smottamenti subiti dal muraglione costruito nel 1907-1908 e sopraelevato alcuni anni dopo, per terrazzare a monte il nuovo campo sportivo parrocchiale, furono eseguiti dei lavori durante i quali si individuò una stratificazione archeologica e si scavarono alcune tombe. Il 20 agosto 1973, in occasione della demolizione del muro di sostegno per la costruzione di un’autorimessa di fronte alla facciata della chiesa di Santa Maria, emersero frammenti di laterizi ed ossa umane, per cui si procedette con lo scavo di 31 sepolture. Nel 1996 fu condotto uno scavo d’emergenza in seguito al crollo del tratto sud del muro di contenimento del campo di calcio. Nell’estate 2013 furono condotti saggi esplorativi al fine di valutare e progettare uno scavo sistematico dell’area effettuato poi tra gennaio e maggio 2015.

La necropoli era situata lungo l’antico tracciato viario che in uscita dal centro abitato conduceva verso la Val Camonica. La suddivisione e la gestione degli spazi interni era affidata a recinti funerari in muratura distribuiti lungo il fronte stradale; ne sono stati individuati in tutto sei con dimensioni variabili dai 41 mq ai 145 mq.

Sono state rinvenute complessivamente 140 tombe, di cui 91 inumazioni e 48 incinerazioni; un’ulteriore inumazione è stata rinvenuta all’esterno dei recinti, lungo un muro conservato in fondazione che correva perpendicolare all’andamento dei recinti, verso monte.

Le tombe sono principalmente in nuda terra; abbastanza frequenti sono le incinerazioni in struttura laterizia, in particolare in cassetta laterizia, mentre le inumazioni sono attestate anche in strutture laterizie o strutture miste di laterizi e pietre.

Nel corso degli scavi sono stati rinvenuti numerosi materiali, il cui studio consente di riflettere sui traffici commerciali e sugli influssi culturali presenti nella Lovere storica, tenendo presente che il mondo funebre restituisce a volte un’immagine distorta della realtà, perché influenzato dall’ideologia funeraria.

La maggior parte dei materiali rientra nel panorama della tradizione culturale romana.

La classe attestata maggiormente è la ceramica. La ceramica fine da mensa, ossia piatti e coppe in terra sigillata e bicchieri e coppette a pareti sottili, appartengono ad un repertorio piuttosto comune che trova numerosi riscontri nel panorama norditalico. In ceramica comune si rinvengono principalmente olle e tegami mentre in ceramica invetriata si ritrovano brocche e anforette, in particolare le anfore ad anse apicate: queste forme presentano una chiara vicinanza formale con quanto si riscontra in Lombardia orientale.

Numerose le lucerne, ossia oggetti in terracotta utilizzati per l’illuminazione, tipici del mondo romano.

Alcune classi di materiali, come le lucerne, la terra sigillata e i laterizi, hanno impresso un bollo che indica la “fabbrica” di provenienza o il “marchio” del produttore. Sono testimonianza di centri di produzione piuttosto sviluppati, che fornivano un ampio mercato, e sono utili per comprendere quali erano i traffici commerciali.

Ad una tradizione retica, la cui produzione è continuata anche in epoca romana, risale invece il bicchiere tipo Lovere o Henkendellenbecher, in ceramica semi-depurata, caratterizzato da una depressione sotto l’ansa.

Numerosi sono anche gli oggetti in metallo: chiodi, fibule (spille), fibbie, coltelli, falcetti e altri attrezzi da lavoro, ad esempio le pinzette, ma anche particolari oggetti come i dadi da gioco in bronzo, perfettamente conservati. Caratteristiche sono un particolare tipo di fibbia, detto a “testa di serpe” per l’arco decorato da tre cerchi impressi che richiamano una testa di serpe stilizzata, e le armille. Queste ultime, decorate con il motivo a “testa di serpe” stilizzato o naturalistico, rinvenute in numerosi esemplari a Lovere, sono bracciali che registrano un’ampia diffusione soprattutto nelle zone prossime al lago d’Iseo, lungo la strada che conduce dalla Val Camonica alla pianura, e nella pianura medio bassa; anche le regioni alpine e la Baviera meridionale ne sono molto ricche. Peculiari della produzione camuna sono un particolare strumento in metallo, il graffione, e un tipo di fibula in argento con arco traforato, diviso in tre fascette ed arricchito dall’applicazione di globetti.

Per quanto riguarda la classe dei vetri si conservano numerosi balsamari, piccoli contenitori per unguenti e profumi, tipici dei corredi funerari della prima età imperiale; vasellame da mensa, come olle, bottiglie, coppe e bicchieri, e ornamenta, principalmente vaghi di collana in vetro o pasta vitrea di vari colori e forme; ad esempio i vaghi melonenperlen, dalla tipica decorazione a costolatura, di colore azzurrino.
Fra gli oggetti d’ornamento, che indicano una piena aderenza alle mode del costume romano, si annoverano anche le collane, gli anelli, molti in argento, con castone per contenere una gemma, e gli orecchini.

Degni di menzione per essere testimonianza della presenza di un ceto medio-alto e per l’alta qualità sono i corredi provenienti da due tombe rinvenute nel 1907. In una di esse, datata al III secolo d.C., fu trovato il prezioso “tesoro” in argento, di proprietà di un tale Scipio, come sembrano indicare le lettere SC SCP e SCIP graffite su lussuosi manufatti in argento: faceva parte di tale servizio anche la “coppa del pescatore”, decorata a sbalzo e bulino, raffigurante una scena di pesca e motivi marini. Il secondo corredo è noto per le raffinate oreficerie che spaziano dall’età imperiale all’epoca tardoromana: è composto da anelli in oro ed argento con pietre e gemme incise, e da una collana, formata da sedici vaghi in oro, lavorati a filigrana, alternati a cinque perle irregolari ed a quattro radici di smeraldo.

Chiara Ficini, Archeologa

Emiliano Garatti, Archeologo